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La colazione di Pasqua

E’ mattino, sento il vociare dalla cucina di nonna e l’odore di caffè misto a soffritto che entra di soppiatto nella mia stanza. Devo ancora aprire gli occhi, ma so già che è domenica mattina ed è Pasqua.

Non ha mai messo d’accordo tutta la famiglia, ma per mia nonna la colazione di Pasqua era irrinunciabile, anche se poi a pranzo non avevi fame ed anche se poi la fame veniva mangiando e il posto per l’abbacchio alla scottadito si trovava sempre, e anche quello per le patate al forno.

La colazione di Pasqua era un momento dolce e salato allo stesso tempo che metteva in equilibrio alimenti che normalmente si sarebbero stati antipatici anche sullo stesso scaffale della cucina, proprio come alcuni parenti.

Una pizza al formaggio accompagnata da due dischi di corallina, che trovava il suo trionfo con un sorso di caffè latte. Per continuare due uova sode con pecorino, per passare ad una leggerissima coratella con carciofi romani.

E quando al fatidico “nonna non mi vanno i carciofi” lei rispondeva sempre “e allora niente uova di cioccolato“, capivi che quel giorno il tuo fegato non era più tuo e di come tua madre te l’aveva donato, tua nonna quel giorno desiderava vederlo perire.

Ed oggi che sono grande, che ho la mia cucina e la mia tavola, davanti all’idea di creare la mia storia, ricordando le usanze della mia famiglia, come quelle della maggior parte delle famiglie romane, mi chiedo:

ma come nasce questa colazione al limite del pranzo? Come è stato pensato questo pasto rustico, questo antenato  vero e genuino del brunch?

Una piccola e breve indagine mi racconta che le usanze sono diverse, vuoi per le grandi migrazioni e transumanze delle nostre famiglie, vuoi per i gusti che hanno plasmato le stesse tradizioni in sapori che i nostri avi privilegiavano rispetto ad altri. Una colazione che mette al centro la coratella d’abbacchio, un’altra con la frittata di carciofi, e una ancora con la pizza di formaggio, come quella di mia nonna.

Tanti sapori quindi, per alcuni versi differenti, ma che comunque richiamano una celebrazione dell’abbondanza, un’adorazione rituale per quella giornata simbolo di risurrezione, di rinascita.

Una giornata che come ben sappiamo presentava un trionfo di pietanze, dopo il digiuno della quaresima, che doveva ospitare ricette speciali dove il cioccolato era accanto al salume, come la suocera accanto alla nuora. Una tradizione che anche per chi ha perso il senso spirituale o per chi non l’ha mai avuto, ha un sapore di casa, un ricordo di mani unte della nonna e di uova di cioccolato da rompere con forza per trovare poi quella sorpresa che non era mai quello che speravamo, da regalare al cugino più piccolo o da posare sul camino accanto a quelle dell’anno passato.

Quest’anno questa giornata sarà ben diversa per molti di noi, molti saranno lontani dai loro parenti e non riusciranno a sentire lo spirito di questa festa, perché non sarà nello stesso posto, con le stesse persone o con le stesse ricette.

Quello che dobbiamo ricordarci è però il senso delle tradizioni, delle festività e se ci riusciamo anche del messaggio che la Pasqua dovrebbe trasmettere, quello di rinascita. Questo possiamo farlo anche nella nostra piccola cucina, da soli invece che in tanti, ricordando le nostre nonne, le nostre mamme e le nostre zie con una ricetta che ci faccia sentire a casa.

Sapete quei sapori che non appena toccano le vostre papille, vi portano alla mente quei ricordi che non pensavate di avere?

Io quest’anno farò i carciofi perché così so che dopo meriterò il mio uovo al cioccolato, anche se non è più al latte ma è un po’ più amaro, più grande.

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